La formazione per gli italiani all’estero

Le opportunità formative per gli italiani all'esteroIl ministero del lavoro attraverso una proficua collaborazione con il ministero degli affari esteri e con le sedi consolari italiane nel mondo, ogni anni, organizza corsi e seminari finalizzati alla formazione di tutti i cittadini italiani che risiedono all’estero. In particolare, le attività promosse dal ministero del lavoro sono riservate a quei cittadini italiani che risiedono in un paese che non sia membro della comunità europea.

La formazione per gli italiani occupati e per quelli disoccupati

Il ministero del lavoro e delle politiche sociali, dunque, ogni anno mette a disposizione dei cittadini italiani che vivono fuori dall’Europa una serie di corsi di formazione e di corsi professionali con l’obiettivo di garantire a queste persone gli stessi diritti di cui godono i cittadini che vivono nell’ambito della comunità europea. In effetti, per le persone che scelgono di trasferirsi all’estero non è sempre facile ottenere una formazione culturale e professionale adeguata. Molto spesso, infatti, i paesi ospitanti non dispongono di politiche lavorative specifiche per gli immigrati e per questo motivo per loro diventa molto difficile e costoso accedere a corsi di formazione. Le attività promosse dal ministero del lavoro, anno dopo anno, vengono organizzate in base alle reali esigenze dei cittadini all’estero. In particolare gli interventi di formazione sono finalizzati all’aggiornamento professionale dei lavoratori adulti o direttamente alla formazione lavorativa per chi, invece, non è ancora entrato nel mondo del lavoro. In genere, per la realizzazione di questi interventi di formazione il governo italiano stanzia circa trenta milioni di euro. Questi soldi, tuttavia, non vengono ripartiti in maniera omogenea in tutti i paesi esteri ma sono distribuiti in base alle esigenze reali dei cittadini italiani all’estero. Ad esempio, vengono stanziati più fondi per i paesi che ospitano una numerosa comunità italiana e per gli italiani che denunciano cattive condizioni economiche e sociali.

Requisiti per accedere ai corsi di formazione finanziati dal ministero

I fondi rilasciati dal ministero del lavoro sono destinati a tutti gli italiani che vivono all’estero. Per ottenere queste agevolazioni economiche è necessario essere maggiorenni e possedere almeno il diploma di maturità. Gli italiani all’estero, inoltre, nel momento in cui avanzano la richiesta di accesso ai fondi per la formazione dovranno esibire la documentazione che attesta la nuova cittadinanza nonché il passaporto firmato e controllato dall’ufficio del consolato italiano presente nel paese che li ospita. I cittadini, infine, dovranno esibire la documentazione che attesta la propria residenza nel paese ospitante. In linea di massima, questi fondi devono essere divisi in maniera equa tra uomini e donne. Inoltre, i soldi destinati alla formazione devono essere spesi in maniera proporzionale per tutti i cittadini che già hanno un’occupazione ma comunque necessitano di corsi di aggiornamento, per coloro che sono dipendenti o imprenditori e professionisti nel paese ospitante ma anche per tutti coloro che ancora non lavorano e sono – pertanto – inoccupati o disoccupati. Per accedere ai fondi messi a disposizione dal ministero, tutte le scuole di formazione sia pubbliche che private devono presentare domanda entro i limiti temporali, stabiliti anno per anno, dal bando pubblicato dal ministero.

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L’attività del Ministero per gli affari esteri

Le attivita diplomatiche italianeIl Mae, e cioè il ministero per gli affari esteri, si occupa di gestire e coordinare tutte le attività che riguardano gli italiani nel mondo. Accedendo direttamente al portale del ministero è possibile consultare sette diverse sezioni in cui sono approfondite tutte le informazioni utili per i cittadini in partenza, per quelli che si sono già trasferiti e per coloro che, invece, hanno intenzione di ritornare in Italia.

I consolati e gli organi di stampa coordinati dal ministero

Il primo link del ministero degli affari esteri è dedicato all’attività svolta dalle sedi consolari italiane che si trovano in tutte le nazioni del mondo. I consolati, infatti, rappresentano il primo punto di riferimento per gli italiani nel mondo che possono rivolgersi direttamente a questa sede per ottenere qualsiasi tipo di assistenza. L’assistenza ai cittadini italiani elargita da parte dei consolati è molto ampia: si va dall’assistenza sanitaria a quella legale ed economica, passando per l’assistenza necessaria nel caso in cui un cittadino italiano smarrisca i propri documenti. Un altro punto di riferimento importante per gli italiani nel mondo si chiama Urp. Si tratta di un organo di stampa istituzionale che pubblica tutte le novità stabilite dal ministero per gli affari esteri e cura diverse rubriche molto importanti per i cittadini italiani all’estero e per quelli che, invece, arrivano dall’estero in Italia. L’urp, inoltre, mette a disposizione dei cittadini una lista di domande frequenti che possono soddisfare immediatamente le prime domande di chi è in procinto di partire o è arrivato da poco in un altro paese. Questo organo di stampa, tra le altre cose, si occupa di far conoscere ai cittadini le attività del consolato, le possibilità che i cittadini italiani hanno a disposizione per imparare la lingua nel paese che li ospita, i bandi e le modalità per accedere alle borse di studio messe a disposizione dal ministero, le procedure per ottenere il visto necessarie per coloro che arrivano in Italia ma anche tutta la documentazione necessaria per ottenere la convalida dei propri titoli di studio nel paese in cui il cittadino italiano sceglie di trasferirsi. Infine, L’urp pubblica spesso anche una rassegna di tutti i concorsi banditi dal ministero per gli affari esteri.

L’unità di crisi del ministero per gli affari esteri

Tra le tante cose che il ministero degli affari esteri mette a disposizione degli italiani nel mondo c’è anche l’Unità di crisi. Si tratta di un organo ideato e realizzato verso la fine degli anni 80’ e che, insieme alle altre sedi istituzionali italiane, si occupa della tutela dei cittadini italiani all’estero. L’unità di crisi, in particolare, mette a disposizione dei cittadini un numero verde a cui è possibile telefonare nel caso di gravi emergenze. In particolare, questa unità di crisi serve per venire incontro al panico in cui possono incappare i cittadini italiani nel caso in cui si verifichino atti di terrorismo ma anche epidemie, terremoti, maremoti e qualsiasi tipo di calamità naturale nel paese che li ospita. Infine, per tutti coloro che intendono trasferirsi definitivamente all’estero o comunque per le persone che intendono soggiornare in un paese straniero per un periodo superiore ad un anno è necessaria l’iscrizione all’Aire, ovvero all’agenzia che si occupa di registrare i dati anagrafici degli italiani all’estero.

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Il voto degli italiani all’estero

Le votazioni e il diritto dei cittadiniUno dei temi che preoccupano di più il governo italiano in occasione delle votazioni elettorali ha a che fare con il voto degli italiani che risiedono all’estero. Sono oltre quattro milioni gli italiani che, per volontà personale o professionale, hanno scelto di abbandonare il belpaese e – sempre più spesso – il loro parere in fatto di votazioni risulta fondamentale per la scelta del vincitore finale.

Come votano gli italiani all’estero?

Gli italiani che vivono lontano dall’Italia hanno il diritto e il dovere di votare quanto i loro concittadini che vivono in patria. Per consentire la pratica del voto, tuttavia, il governo ha messo a punto un programma abbastanza lungo ed elaborato. A circa un mese dalle elezioni, il governo italiano invia le schede elettorali ai consolati di tutti i paesi che – a loro volta – provvedono ad inviarle ai cittadini italiani ad una distanza di diciotto giorni dalle elezioni. Le modalità di voto degli italiani all’estero sono le medesime degli italiani in patria. A seconda del tipo di elezione, il cittadino ha a disposizione una o più schede sulle quali deve tracciare con una croce la propria preferenza. Al termine della votazione, il cittadino italiano residente all’estero provvede a piegare la scheda elettorale e a sigillarla in un’apposita busta che ha ricevuto dal consolato insieme alle schede elettorali. Dopo un periodo massimo di dieci giorni, poi, il cittadino italiano all’estero deve spedire la busta con il proprio voto al consolato. Durante gli ultimi anni, tuttavia, sono stati molti gli italiani all’estero che hanno denunciato la mancata recezione delle schede elettorali. In questi casi, tuttavia, è possibile rivolgersi direttamente al consolato che provvederà al rilascio di tutto il materiale necessario alla votazione.

Due modi per votare per chi vive all’estero

Questa, tuttavia, non è l’unica strada che gli italiani residenti all’estero possono percorrere per esercitare il proprio diritto al voto. In alternativa, infatti, questi cittadini possono evitare di votare nel nuovo paese in cui risiedono e fare direttamente ritorno in Italia dove andranno a votare presso la propria circoscrizione. Nel caso scelgano questa seconda opzione, i cittadini italiani residenti all’estero devono comunque passare per il consolato e avvisare le autorità italiane in loco della propria volontà di effettuare la votazione direttamente in Italia. In questo caso, tuttavia, i cittadini italiani non ricevono alcun supporto economico per affrontare le spese di viaggio ma sono tenuti a provvedere personalmente a pagare tutto quanto è necessario per ritornare in patria. In molti casi, però, questi cittadini possono avere qualche giorno di pausa dal lavoro necessario per tornare in Italia e votare. Il governo italiano, ad ogni modo, sollecita tutti gli italiani residenti all’estero ad effettuare le operazioni di voto in occasione delle elezioni. Votare, infatti, significa continuare ad esercitare i propri diritti ma anche continuare a mantenere vivo il proprio senso di appartenenza al paese. Ecco perché votare è importante non solo per partecipare alla vita politica del proprio paese d’origine ma anche per contribuire al futuro scegliendone i rappresentanti e continuando ad esercitare la democrazia.

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I problemi di apprendimento per i figli degli immigrati

La scuola e l'istruzione per gli immigratiNegli ultimi anni, il panorama etnico italiano si sta ridisegnando grazie alla grande ondata migratoria proveniente soprattutto dai paesi arabi e – in generale – da quelli africani. L’arrivo massiccio di uomini e donne da altri paesi ha prodotto un rapido mescolamento di razze che è molto evidente soprattutto nelle scuole.

La dispersione scolastica dei bambini immigrati

Sono numerosi, infatti, i bambini di colore che frequentano una scuola italiana e il fatto che la maggior parte di loro sia arrivata all’improvviso ha creato non pochi problemi alle istituzioni e al ministero della pubblica istruzione. Nell’arco di soli dieci anni, infatti, gli organi statali si sono dovuti adeguare alla presenza di bambini immigrati nelle scuole cercando di organizzare la didattica in modo tale da favorire una facile integrazione di questi bambini nelle classi. Nonostante la buona volontà del ministero e di tanti insegnanti, però, la maggior parte dei bambini immigrati fa molta fatica ad integrarsi nella scuola italiana. Per questi bambini, in effetti, l’apprendimento della lingua risulta particolarmente difficile e – per questo motivo – molti di loro abbandonano la scuola oppure vengono bocciati non avendo a disposizione dei corsi di approfondimento o delle ore di insegnamento integrative a quelle tradizionali di cui evidentemente avrebbero bisogno. Le difficoltà di questi bambini, tuttavia, non solo legate esclusivamente all’apprendimento della lingua italiana: le indagini, infatti, dimostrano che i giovani immigrati incontrano molte difficoltà anche nelle materie in cui non è necessario conoscere fluentemente la lingua per ottenere la sufficienza. Il problema, dunque, è legato, oltre alla lingua, soprattutto al metodo d’insegnamento e alla didattica che – essendo ancorata a schemi arcaici – non favorisce l’apprendimento e l’integrazione di questi giovani immigrati.

Proposte di integrazione

Per cercare di alleggerire i problemi cui vanno incontro i figli degli immigrati, le istituzioni stanno progettando una serie di programmi mirati alla loro integrazione scolastica e sociale. In primo luogo, il ministero dell’istruzione – già da qualche anno – si è detto favorevole all’inserimento all’interno delle scuole di figure professionali quali psicologi e tutor che potrebbero avere un ruolo strategico per questi bambini. Attraverso il loro supporto, infatti, gli immigrati potrebbero superare quei piccoli grandi ostacoli che quotidianamente incontrano sia a livello pratico che psicologico. Le autorità, inoltre, stanno anche pensando di avviare corsi integrativi all’apprendimento della lingua italiana e programmi interculturali mirati all’educazione dei bambini italiani alla cultura dei loro nuovi compagni immigrati, e viceversa. Un altro aspetto importante che è legato all’immigrazione e alla formazione dei bambini immigrati riguarda il bilinguismo. Spesso, infatti, le famiglie ospitanti tendono a favorire la lingua italiana rispetto a quella d’origine del bambino. E lo stesso accade anche nelle scuole, dove i bambini immigrati devono imparare l’italiano e, in qualche modo, vengono invitati a dimenticare la propria lingua nativa. In realtà, la lingua d’origine dei bambini deve essere coltivata parallelamente a quella italiana che va comunque insegnata in maniera approfondita per consentire a questi bambini di integrarsi nella società. E’ importante, dunque, che le autorità ministeriali favoriscano il bilinguismo anche in vista del futuro professionale di questi bambini che – conservando l’acquisizione di due lingue – avranno maggiori prospettive di lavoro in futuro.

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L’emigrazione italiana nel mondo

Italiani all'esteroGli italiani, da molti secoli, sono un popolo di migratori. Nel XIX e XX secolo, infatti, centinaia di migliaia di italiani hanno abbandonato la loro patria alla ricerca di un futuro migliore. Le difficili condizioni economiche e lavorative in cui versavano gli uomini del settentrione, inizialmente, spinsero molti di loro ad abbandonare non solo l’Italia ma l’intero continente europeo alla ricerca e nella speranza di realizzare il sogno americano.

La grande migrazione

Con il passare degli anni, però, quello che all’inizio era un fenomeno legato esclusivamente alle regioni del nord iniziò ad interessare anche gli abitanti del meridione che – oppressi dalla mancanza di lavoro – si vedevano costretti a trasferirsi prima nelle regioni del nord e, poi, all’estero. Gli studiosi che per anni hanno analizzato il fenomeno migratorio italiano, generalmente, distinguono due momenti migratori: il primo, è detto della Grande Migrazione; il secondo, invece, è denominato Migrazione Europea. La grande migrazione ebbe inizio nel XIX secolo e si è trascinata lungo tutto il XX secolo. Le cause di questo fenomeno vanno individuate nella povertà e nella mancanza di lavoro in cui versava la popolazione italiana che, da nord a sud, non riusciva più a costruire in Italia il proprio futuro. In quegli anni, in effetti, le famiglie italiane erano molto numerose e in media contavano nove-dieci figli a famiglia. Per questo motivo, era difficile provvedere al sostentamento di questi numerosi nuclei familiari che si vedevano in qualche modo costretti alla separazione in cerca di un futuro migliore. La grande migrazione interessò prima le regioni del nord, ma ben presto si estese anche a quelle del sud provocando uno spopolamento del paese di circa trenta milioni di abitanti. Le persone si trasferivano soprattutto in America, spinti dal mito di un grande paese che si andava diffondendo sempre di più anche grazie alla radio e ai primi mezzi di comunicazione. L’America era nell’immaginario collettivo degli italiani il paese della speranza, dove ciascuno aveva diritto ad un’opportunità.

La migrazione europea

La grande migrazione interessò principalmente l’America ma non esclusivamente. Anche altri paesi, infatti, divennero oggetto della migrazione italiana. In particolare, l’Africa, l’Egitto ma anche l’Argentina e il Brasile divennero, ben presto, mete privilegiate dagli italiani in cerca di un futuro diverso. Il secondo fenomeno migratorio, invece, è quello europeo. Si tratta di un fenomeno che ha avuto inizio negli anni 50’, momento in cui gli italiani si sono trasferiti – sempre per motivi economici – in paesi come la Germania, ma anche la Francia e l’Inghilterra. A differenza della migrazione americana, questa migrazione a carattere europeo nelle intenzioni doveva avere una breve durata. Gli italiani, infatti, si trasferivano in uno di questi paesi per qualche mese, sviluppavano la propria posizione economica e lavorativa e poi facevano ritorno in patria. In alcuni casi, gli emigranti sono realmente tornati; in molti altri, invece, sono rimasti nei nuovi paesi. Oggi, infine, l’Italia è interessata da una nuova ondata migratoria: quella, cioè, di chi si sposta dal sud verso il nord del paese. Il nord, infatti, sempre più spesso diventa la meta preferita da tanti giovani meridionali alla ricerca di un lavoro.

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Il consolato e le sue attività

La funzione del consolato nel mondoIl consolato rappresenta la sede di un governo in un paese straniero. Il consolato italiano, quindi, è un edificio del governo che si trova in un paese diverso dall’Italia. Essendo a tutti gli effetti una sede del governo, essa ha il compito di assolvere tutte quelle funzioni burocratiche ed amministrative che svolge un qualsiasi ufficio amministrativo in Italia.

Le attività di accoglienza e di emergenza del consolato

Il consolato, quindi, è necessario per tutti gli italiani che vivono in un paese straniero e vedono nel consolato il proprio punto di riferimento. Il consolato è una sede ufficiale che innanzitutto serve a tutelare gli italiani che vivono in terra straniera. Tra i tanti ruoli assunti dal consolato, infatti, c’è quello fondamentale di salvaguardare i diritti e la libertà di ciascun individuo italiano e di proteggerlo nel caso in cui la legge del paese ospitante metta in discussione qualcuno di questi due elementi. Le attività svolte dal consolato sono molte. Oltre alla tutela dei diritti e della libertà dei cittadini italiani all’estero, il consolato si occupa di gestire le situazioni di emergenza in cui possono incappare i cittadini italiani. In primo piano, il consolato si occupa di preparare e gestire le pratiche necessarie per la ricerca di familiari e di assistenza relative all’accoglienza delle persone che si trasferiscono nel nuovo paese o di quelle che tornano in patria. Al di là delle emergenze, però, l’attività del consolato gestisce soprattutto pratiche burocratiche relative al rilascio e ai rinnovi dei passaporti, delle carte d’identità e di molte altre documentazioni.

Le attività amministrative gestite dal consolato

Tra i documenti più frequenti che vengono rilasciati dai consolati italiani ci sono le pubblicazioni per la celebrazione dei matrimoni, i documenti per ottenere la cittadinanza, le pratiche relative al pensionamento, gli atti notarili, i documenti per il servizio elettorale, le traduzioni giurate, le certificazioni per la dogana, il rilascio del visto d’ingresso, i documenti per la leva militare e le documentazioni necessarie per ottenere l’assistenza sociale, i contributi economici per i più bisognosi ma anche l’assistenza medica e farmaceutica necessaria per gli italiani residenti all’estero. Il consolato italiano all’estero è, dunque, un punto di riferimento strategico per tutti quegli italiani che, per esigenze personali o professionali, scelgono di trasferirsi in un altro paese. Il consolato, infatti, rappresenta per gli italiani all’estero il punto di riferimento fondamentale per avviare e ottenere tutte le certificazioni di cui ogni cittadino ha bisogno per vivere civilmente in un paese godendo appieno di ogni diritto. Dall’assistenza medica alla tutela legale passando per le certificazioni necessarie al pensionamento o allo svolgimento del servizio militare, il consolato attraverso un personale qualificato composto da dirigenti e professionisti bilingue è in grado di risolvere qualsiasi tipo di pratica amministrativa.

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